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Infuria la battaglia in Ciad Stampa E-mail
Inviato da Marina   
domenica 03 febbraio 2008
Il capo di stato maggiore del Ciad, Daud Soumain, e' stato ucciso durante i combattimenti in corso nel Paese africano.  Lo ha confermato il ministro della Difesa francese Herve' Morin.
Tiri di armi pesanti sono segnalati questa mattina nella capitale del Ciad N'Djamena teatro da sabato dei violenti combattimenti tra le truppe governative del presidente Idriss Deby e forze ribelli.  I colpi di cannone sparati dai carri armati e il fuoco di armi automatiche provengono dalla zona del palazzo presidenziale, circondato ieri dalle milizie ribelli.
Fonti militari hanno detto che elicotteri dell'esercito ciadiano sono riusciti a decollare e hanno aperto il fuoco sulla zona dalla quale sono stati uditi i tiri di cannone e di carri armati.
  
Sempre secondo la stessa fonte gli elicotteri si sono alzati dalla base militare ciadiana all'aeroporto di N'Djamena dove si trova anche la base francese del dispositivo Epervier.  Si sono levati anche dei Mirage francesi che stanno sorvolando la capitale lanciando 'esche' per evitare di essere presi di mira da terra.
  
Fonti militari hanno aggiunto che gli elicotteri hanno anche attaccato una colonna di ribelli ciadiani che stavano cercando di raggiungere la zona della radio, nella parte sud orientale della citta'.
  
Questi nuovi scontri seguono una notte che era stata relativamente tranquilla rispetto ai duri combattimenti di ieri.   

Fallite le possibilita' di accordo
Sembra cosi' tramontata la possibilita' di un cessate il fuoco, per il quale si era raggiunto un accordo di massima nella notte grazie alla mediazione libica: una parte delle milizie si era detta disposta ad una tregua a condizione tuttavia che l'intesa fosse accettata anche dagli altri gruppi. 

Le milizie ribelli, che possono contare su circa 2mila effettivi, sono formate da una coalizione di tre gruppi distinti, il principale dei quali e' guidato dall'ex diplomatico Mahamat Nouri e da un nipote di Deby, Timan Erdimi. I ribelli accusano Deby di corruzione e di non sostenere a sufficienza le milizie nella vicina provincia sudanese nel Darfur, parte delle quali formate da membri della tribu' dello stesso Deby, gli Zaghawa, diffusa in entrambi i Paesi.

Il presidente rifiuta la proposta francese di lasciare il paese
Il presidente del Ciad Idriss Deby ha rifiutato l'offerta del governo francese di farlo uscire dal Paese in preda alla violenza, qualora egli ritenga di essere in pericolo di vita.

La situazione militare
La situazione militare rimane confusa: ieri pomeriggio un primo tentativo delle forze governative di spezzare l'assedio con il fuoco dei carri armati non aveva avuto esito; secondo fonti militari francesi tuttavia l'esercito sarebbe successivamente passato all'offensiva costringendo i ribelli a un parziale ritiro; l'ambasciatore ciadiano in Etiopia, Cherif Mahamat Zene, ha dichiarato - citando il Ministro della Difesa - che la situazione sarebbe "sotto controllo" e sarebbe "falso affermare che la capitale e' caduta" in mano alle milizie;identico concetto ha espresso il presidente Deby in un colloquio telefonico con il leader libico Muammar Gheddafi.

Di tutt'altro tenore le affermazioni delle milizie, che avevano minacciato di prendere d'assalto il palazzo: "Siamo in grado di farlo, un attacco e' previsto e potrebbe non tardare", aveva spiegato uno dei comandanti ribelli, Abakar Tollimi, secondo il quale le milizie controllano il resto della capitale. Le milizie hanno offerto a Deby la possibilita' di lasciare il Paese e si sono impegnate a rispettare le norme internazionali per quel che concerne i cittadini stranieri; due donne saudite sono pero' morte ieri nell'esplosione di un ordigno che ha colpito la residenza dell'ambasciatore saudita.

Il rimpatrio degli stranieri
Sono nel frattempo in corso le operazioni per il rimpatrio dei cittadini stranieri, la cui protezione e' assicurata dai militari del contingente francese presente in Ciad dal 1986 e che costituira' l'ossatura della futura missione europea Eufor, il cui dispiegamento e' stato rimandato di alcuni giorni dopo lo scoppio dei combattimenti.    

Gli italiani sono circa 200 - la meta' dei quali missionari. Sulla base dell'accordo tra il Ministero degli Affari Esteri  e le Autorita' Francesi, sono stati evacuati 21 connazionali residenti a N'Djamena che avevano chiesto di lasciare il Paese. Lo hanno reso noto fonti della Farnesina.
  
Essi sono attualmente preso la base francese di Libreville, dove sono stati raggiunti dall'Ambasciatore italiano in loco per fornire loro l'assistenza necessaria.
  
E' stata cosi' realizzata, grazie alla collaborazione con le autorita' francesi, l'evacuazione dal Ciad della maggior parte degli italiani che ne avevano fatto richiesta. Rimangono ancora alcuni connazionali nella capitale e nel resto del paese. La Farnesina, in stretta collaborazione con il Ministero della Difesa, continua a monitorare l'evolversi della situazione, che nella capitale rimane critica. 

Aerei da trasporto dell'esercito francese hanno trasferito circa 400 cittadini stranieri da N'Djamena, capitale del Ciad verso Libreville, in Gabon, nel corso della notte.

Fonte:http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=78264

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